Perché il serio Putin teme il sorriso sfacciato di Navalny condannato

Ha smesso di ridere soltanto negli ultimi minuti prima della condanna, per dare un bacio ai genitori e abbracciare la moglie. Per le quattro ore precedenti, ascoltando la sentenza in piedi, aveva sorriso, gesticolato senza mai mollare l’iPhone, la sua arma più pericolosa, fatto smorfie ai sostenitori in aula. Che forse avevano creduto fino all’ultimo che la condanna – sul verdetto di colpevolezza non c’erano dubbi – sarebbe stata condizionale, e che in ogni caso non sarebbe diventata operativa fino all’appello. Invece lo choc in aula: cinque anni per appropriazione indebita con arresto immediato.
20 AGO 20
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Mosca. Ha smesso di ridere soltanto negli ultimi minuti prima della condanna, per dare un bacio ai genitori e abbracciare la moglie. Per le quattro ore precedenti, ascoltando la sentenza in piedi, aveva sorriso, gesticolato senza mai mollare l’iPhone, la sua arma più pericolosa, fatto smorfie ai sostenitori in aula. Che forse avevano creduto fino all’ultimo che la condanna – sul verdetto di colpevolezza non c’erano dubbi – sarebbe stata condizionale, e che in ogni caso non sarebbe diventata operativa fino all’appello. Invece lo choc in aula: cinque anni per appropriazione indebita con arresto immediato. Alexei Navalny è stato ammanettato e portato nel carcere di Kirov. Solo due giorni fa, la sua registrazione a candidato sindaco di Mosca aveva fatto sperare in una soluzione più “soft”. Che qualcuno “in alto” probabilmente aveva in mente: ieri sera, mentre a Mosca una decina di migliaia di sostenitori del leader dell’opposizione bloccava il traffico in un centro blindato dalla polizia, la magistratura russa ha contestato l’arresto, e già oggi Navalny potrebbe tornare in libertà. Fino alla sentenza di appello.
Intanto il blogger che si è conquistato il ruolo di leader dell’opposizione con le denunce della corruzione – suo il copyright sul tormentone “il partito dei ladri e dei truffatori” che ha tolto voti a Russia Unita nel 2011 – è ora agli occhi della giustizia russa un ladro anche lui. Le cancellerie internazionali hanno parlato di processo politico, Mikhail Khodorkovsky dal carcere ha commentato che il verdetto era scontato. Navalny è stato condannato perché, come consigliere del governatore di Kirov, avrebbe fatto contratti truccati per la vendita di legname procurando un danno di 400 mila euro, nonostante gli stessi testimoni dell’accusa non fossero stati in grado di produrre numeri e prove. Ora Navalny è un ladro, come Khodorkovsky è un evasore e un riciclatore, come le Pussy Riot sono “teppiste”, come Magnitsky era un corruttore. Putin è di nuovo andato fino in fondo, ma cinque anni dietro le sbarre consacrano Navalny a eroe. Possibile che Putin tema così tanto un leader carismatico, ma ancora molto lontano dal poter diventare un vero concorrente?
Per capire come mai il Cremlino continua a trasformare i suoi critici in martiri, bisogna entrare nella mentalità di un paese dove non si è mai verificata un’alternanza democratica al governo e dove perdere il potere quasi sempre significa perdere tutto. Il compromesso non è uno strumento russo, uno che sfida il potere viene annientato: come lezione per gli altri, ma soprattutto per non mostrare debolezza. I leader più disprezzati dai russi, secondo gli ultimi sondaggi, sono Gorbaciov ed Eltsin, due che non hanno mai mandato in galera i propri nemici. E l’incubo delle rivoluzioni arancione come delle primavere arabe insegna al Cremlino che una protesta apparentemente minoritaria può esplodere a sorpresa, in un sistema politico che non vuole mediare.
Resta da capire se l’élite putiniana rimarrà compatta come all’epoca di Khodorkovsky, o se i dissidenti interni sempre più numerosi vogliono evitare una nuova porzione di guai soprattutto sulla scena internazionale. E se una opposizione ridotta e divisa potrà raccogliere lo scontento. Il 36enne avvocato è diventato il nemico principale del regime affrontandolo con i fatti, ridendo e scherzando. “Nel mondo durissimo della politica russa, pieno di facce tristi, quaresimali, che non ispirano alcuna fiducia, lui è l’unico capace di ridere”, ha scritto Yuri Saprykin in un editoriale che ieri ha fatto il giro del Web russo, e che si intitola “Una risata nel buio”. In una Russia dominata dalla gelida serietà di Putin e dal lamento accigliato dei dissidenti, Navalny ha portato ottimismo e capacità di agire. Vedremo la risata con la quale seppellirà i suoi nemici se lo faranno uscire – per quanto? – dal carcere.